20
Gen
2017
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La storia

In lingua spagnola è la Yerba Mate, in portoghese l’erva Mate: ovunque, è l’infuso – da degustare caldo – che viene preparato con le foglie di Mate. Originario del Sud America, il Mate (nome scientifico, Ilex paraguariensis) ha una lunga storia di viaggi e tradizioni. Furono gli indios guaranì – popolo di lingua tupì che, ancora oggi, vive tra il Brasile del sud, il Paraguay, l’Uruguay, la Bolivia sud-orientale e la zona del Rio de la Plata, in Argentina – ad insegnare il suo utilizzo ai colonizzatori spagnoli. Perché quei soldati di Spagna che erano soliti bere il tè, si innamorarono presto di questa erba dalle proprietà, si diceva, miracolose. Era il XIV secolo, tempo degli insediamenti gesuiti in quello che oggi è lo stato brasiliano del Paranà. Vedevano, quei soldati, gli indigeni bere un infuso d’acqua fredda separando le foglie con le labbra superiori. Ben presto, abbandonarono il loro tè per “convertirsi” all’erba Mate, segnando così l’inizio di una storia di successo.

Oggi, la Yerba Mate è bevanda tipica di Paraguay, Uruguay, Argentina, Cile e Brasile. I popoli delle Ande ne fanno un uso quotidiano. In famiglia, in ufficio, bere questo infuso è un vero è proprio rito. È come l’espresso per un italiano, o come il caffè in formato maxi per un americano. Con in più, tutte le proprietà che il Mate può vantare.

Anche in Italia, la Yerba Mate viene consumato. È un effetto, questo, delle migrazioni che portarono gli italiani, nel corso del Novecento, in Argentina e in Uruguay. In nome del suo legame con Buenos Aires, storia di fratellanza e gemellaggi, in Sardegna l’erba Mate è molto conosciuta. E così pure in Calabria, dove Lungro – in provincia di Cosenza – è una piccola capitale di quest’erba. I suoi negozi la vendono da sempre, insieme a tutto ciò che serve per preparare il suo infuso: il porongo, recipiente in legno o in metallo (oppure ricavato da una zucca) dove l’infuso si prepara e si beve, e la bombilla, una cannuccia metallica con filtro e imboccatura. Persino in Valtellina, sino agli anni Settanta, lo yerba mate era una bevanda diffusa, e un po’ diversa: qui, all’infuso, si aggiungevano una noce di burro e un goccio di vino rosso.

Così come la sua storia, anche le leggende riguardanti il Mate si tramandano da secoli. Si dice che gli dei della luna e delle nubi al crepuscolo, Yasi e Araì, scesero per gioco sulla terra e si ritrovarono a vagare per i boschi. Attaccate da un giaguaro, furono soccorse da un vecchio cacciatore che le portò a casa, dalla moglie e della figlia. Commosse da tanto amore, le due divinità vollero essere riconoscenti, e donarono alla famiglia il Mate, una pianta benefica e protettiva. Yasi gettò a terra semi celesti, Araì fece scendere una pioggia leggera. E così, il mattino dopo, la terra di quella famiglia si riempì di una miriade di fiori bianchi, destinati a viaggiare per il mondo.